Dati ufficiali EEA 2013–2026
Parma, 31 gennaio 2017: l'indice combinato di inquinamento toccò quota 416,3, il record assoluto dal 2013. In quella giornata, la nebbia fitta della pianura emiliana intrappolò tutto: PM10, biossido di azoto e ozono si accumularono insieme. Per chi vive tra piazza Garibaldi e via Emilia, respirare significò ingerire un cocktail di più agenti inquinanti contemporaneamente.
Il valore 416,3 non rappresenta un singolo inquinante, ma un indice multi-contaminante: somma pesata di polveri sottili, NO2 e O3 misurati quel giorno. È il numero più alto mai registrato nella serie storica che parte dal 2013. Il 31 gennaio 2017 fu il giorno in cui l'emergenza non fu di un solo gas, ma di tutti insieme.
La media annua più bassa si registra a maggio, con 19,8, mentre dicembre resta il mese più critico con 41. La pianura padana, con le sue inversioni termiche invernali, concentra gli sbalzi: da gennaio (46) a maggio cala del 57% circa. Il record di gennaio 2017 resta un picco isolato nella tendenza al miglioramento dopo il 2020.
Nei giorni di nebbia persistente, tipici dell'inverno parmigiano, evita di fare jogging al Parco Ducale prima delle 11: l'inversione termica tiene gli inquinanti bassi fino a tarda mattina. Se devi spostarti, predilici percorsi interni alla città murata, dove il traffico è più lento e meno concentrato rispetto alla tangenziale.
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Fonte: European Environment Agency (EEA), dati verificati 2013-2024. Pagina generata automaticamente da dati ufficiali; i numeri provengono esclusivamente dal database, mai stimati. © 2026 airqualitas.