Il PM2.5 è il particolato fine: minuscole particelle sospese nell’aria con un diametro inferiore a 2,5 micrometri — circa trenta volte più sottili di un capello umano. Proprio perché così piccole, queste particelle non vengono fermate dalle vie respiratorie superiori e penetrano in profondità nei polmoni, fino agli alveoli, e da lì possono passare nel sangue.
Deriva soprattutto dalla combustione: traffico (in particolare motori diesel), riscaldamento domestico a legna e pellet, centrali e processi industriali. In inverno, nelle aree dove si usa molto il riscaldamento, le concentrazioni salgono nettamente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di non superare una media annuale di 15 µg/m³. Il limite di legge dell’Unione Europea è più permissivo: 25 µg/m³ di media annuale. Sotto i 10 µg/m³ l’aria è considerata buona; oltre i 25 µg/m³ è cattiva.
L’esposizione prolungata al PM2.5 è associata a malattie cardiovascolari e respiratorie, riduzione della funzione polmonare e, secondo numerosi studi, a una riduzione dell’aspettativa di vita. È considerato dall’OMS l’inquinante atmosferico più dannoso per la salute umana.
Fonti: valori limite dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell'Unione Europea. Le medie italiane sono calcolate sui dati ufficiali dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), serie storica validata 2013–2024.