Particolato fine PM2.5 · serie storica 2013–2026 · fonte EEA
Respirando a Roma, l’aria che entra nei polmoni contiene in media 14,2 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM2.5, un valore che supera il limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità del 5 per cento.
La media storica del PM2.5 misurata in questo capoluogo tra il 2013 e il 2026 è di 14,2 ug/m3, ben sopra il limite di sicurezza fissato dall’OMS a 15 ug/m3 di media annua. Per intenderci, un valore più basso significa un rischio minore per cuore e polmoni.
L’aria di Roma è migliorata: nel 2013 si registravano 17 ug/m3 di PM2.5, mentre nell’ultimo anno, il 2026, si è scesi a 10,9 ug/m3. La variazione nel periodo è stata del -36 per cento.
Il giorno peggiore mai registrato nella città è stato il 1° gennaio 2013, quando le centraline hanno misurato 69,6 ug/m3 di PM2.5. Un valore più di quattro volte superiore alla soglia giornaliera considerata sicura dall’OMS.
Nell’ultimo anno, quello concluso nel 2026, i suoi abitanti hanno vissuto 77 giorni con un livello giornaliero di PM2.5 superiore al limite OMS di 15 ug/m3. Significa oltre due mesi di aria insalubre su dodici.
Nei giorni di smog elevato, un purificatore d'aria domestico con filtro HEPA riduce il particolato fine negli ambienti chiusi.
Il PM2.5 sono particelle sottili, grandi meno di 2,5 micrometri, capaci di penetrare in profondità nei polmoni e nel sangue. Leggere questi dati significa capire che Roma, pur migliorando, resta ancora esposta a un inquinamento cronico che supera gli standard sanitari.
Fonte: Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), dataflow E1a verified. 14 centraline di monitoraggio di Roma. Serie 2013–2026, 4,938 giorni misurati. Dati recenti (2025–2026) da dataflow E2a non ancora validati. Testo elaborato con assistenza di intelligenza artificiale a partire dai dati ufficiali EEA. I numeri provengono dal database; il testo esplicativo è generato automaticamente.